INTERVALLO — ESTATE POCO ESTATICA 3. Il mio lock down (non per decreti ministeriali od ordinanze comunali sul corona virus) continua. E vi lascio un saluto

Ciao. E così, mi trovo ancora …in vacanza dalla vacanza (vacanza vacante. Vi è piaciuta?  🙂 Ma così è, per me). Vado bene, sto via via un po’ meglio, starei molto meglio se non dovessi prendere gli antidolorifici per la spalla destra; per il resto, antibiotici a manetta per altri sette giorni, una cura mirata alla infezione intestinale che la sera mi da’ un po’ di febbri. Ma con la tachipirina da 1000 la sera, tutto si placa, compreso il braccio dolorante. Per gli accertamenti, a fine agosto. Sono tutti in ferie. Ho trovato una prenotazione (ecografia spala destra) per il 28 del mese. Fino ad allora, i palliativi. E niente mare, forse per tutto agosto. Ma ormai sono entrato nell’ottica di questa privazione. Dicono che le rinunce aiutino a crescere. Sarà..

VI LASCIO,  COME SALUTO,  QUEST’ALTRO INTERVALLINO

(ho suonato qualche noticina anche con la mano destra. Grazie alla pastiglia di ketodol)

*Il mio paese e la sua “marina”, il villaggio e le lagune di Marceddì.

(sulla zona di  Marceddì vi riporto part di quanto scritto nel precedente post).

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Marceddì è zona ricca di pesce da sempre, pensate che un po’ nella rientranza ci sono le ormai poche rovine  della città fenicio romana di “Neapolis” ,”città nuova”, non capisco perché in greco, come per Napoli. Noi chiamiamo il sito Napuli sadru, di cui non rimangono che pochi ruderi. Ma fu una città fiorente rima fenicia poi romanizzata ossia ampliata. 250 metri si sviluppava in larghezza, settecento metri in lunghezza. La città nacque probabilmente insieme alle piu’ famose Tharros, Bithia, Nora (press Cagliari), in torno all’ottavo secolo a. C., dai fenici (dall’attuale Libano), poi intervennero ad ampliare i cartaginesi (presso odierna Tunisi) e infine, i Romani.   Pare che la *laguna di Marceddì (quindi le sue ricchezze ittiche e, soprattutto, per la zona strategica, una rientranza- che poi è il Golfo di Oristano, che controllava il mare aperto con due promontori, “Capo Frasca dalle mie parti, Capo San Marco dall’altra parte. Chiaramente anche li’, una torre cinquecentesca, e a discendere verso il cosiddetto “mare morto”, le rovine di Tharros, dove svolgendo il servizio, vi  ho pattugliato per ben sei anni. Coonsco Tharros quasi pietra su pietra, potrei dire ) * appartenesse allora proprio ad un generale romano,  tale Marcellinus. Da li’, probabilmente, l’attuale nostra denominazione moderna di Marceddì. “Neapolis” , cosi’ come Tharros nel 1070 fu  abbandonata per Oristano, intorno al 1200 circa Neapolis, nella mia zona, fu abbandonata per i villaggi e i paesi del’entroterra. Siamo un po’ di “Neapolis” anche noi. 

Un saluto

Marghian

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INTERVALLO – LA MIA ESTATE POCO ESTATICA CONTINUA ANCORA. MA E’ LA FASE 2….

Ciao. Estate poco estatica, la fase 2. E la fase 3? Convenzionalmente fisso l’inizio di tale fase, verso metà mese, le mie prime prudenti nuotate, salute permettendo, e che sembra (era ora) promettere bene.(era ora). Sperando che non sia promessa da marinaio….Ma queste hanno cattiva fama limitatamente alle stragi di cuori femminili, di cui i marinai sono famigerati, proverbialmente. Quindi l’estate su di me, potrebbe mantenere la promessa.
sì, sto meglio, mi sento un po’ più’ in forze , e la cura sembra stia combattendo bene le infezioni (tre, più’ quella alla spalla destra in omaggio, e per gestirmi da solo la situazione. Me la sto cavando egregiamente. Ora che sto meglio.

INTERVALLO

“Turri ‘eccia”

*”Torre Vecchia”, Marina di Marceddì, fraz. Terralba, Oristano.

La Torre è un vecchio edificio a carattere difensivo che fa parte della grande “schiera”, letteralmente, delle decine e decine di  torri cinquecentesche costruite lungo tutte le coste sarde  dagli Spagnoli, a difesa delle coste dalle temibili  incursioni dei pirati saraceni.. Da li’, vedendo una nave saracena  arrivare, i guardiani  urlavano “ohi, su moro!” (“Oh Dio, , arriva il Moro!”) – erano di pelle scura, da qui la bandiera dei 4 mori bendati, nata da una processione con teste di mori bendate portate su pali, come  trofeo per averli sconfitti in battaglia). Era un passa parola che incuteva terrore, da torre ad accampamento, e da altre torri, avvistati i “mori”, accadeva la stessa cosa.

“Torre Vecchia si trova distante dal villaggio frazione del mio paese che si chiama Marceddì. Ora villaggio di qualche centinaio di  case che io a 12 anni conobbi fatto di capanne di legno e frasche (is barraccas) , con solo cinque o sei case. Le baracche divennero pian piano case, e c’è a scuola elementare, con il refettorio per i figli dei pescatori che vivono li’ tutto l’anno. Il trattato di mare non è balneabile, quantunque quando avevo 12 anni imparai li’ a nuotare. Mi ci portava mio padre, in motorino, la domenica, ma in settimana (di nascosto) mi arrangiavo con gli amichetti. Li si va per passeggiate, pensca, ittioturismo, ristorazione. E ci sono vivai di pesci.

Marceddì è zona ricca di pesce da sempre, pensate che un po’ nella rientranza ci sono le ormai poche rovine  della città fenicio romana di “Neapolis” ,”città nuova”, non capisco perché in greco, come per Napoli. Noi chiamiamo il sito Napuli sadru, di cui non rimangono che pochi ruderi. Ma fu una città fiorente rima fenicia poi romanizzata ossia ampliata. 250 metri si sviluppava in larghezza, settecento metri in lunghezza. La città nacque probabilmente insieme alle piu’ famose Tharros, Bithia, Nora (press Cagliari), in torno all’ottavo secolo a. C., dai fenici (dall’attuale Libano), poi intervennero ad ampliare i cartaginesi (presso odierna Tunisi) e infine, i Romani.   Pare che la *laguna di Marceddì (quindi le sue ricchezze ittiche e, soprattutto, per la zona strategica, una rientranza- che poi è il Golfo di Oristano, che controllava il mare aperto con due promontori, “Capo Frasca dalle mie parti, Capo San Marco dall’altra parte. Chiaramente anche li’, una torre cinquecentesca, e a discendere verso il cosiddetto “mare morto”, le rovine di Tharros, dove svolgendo il servizio, vi  ho pattugliato per ben sei anni. Coonsco Tharros quasi pietra su pietra, potrei dire ) * appartenesse allora proprio ad un generale romano,  tale Marcellinus. Da li’, probabilmente, l’attuale nostra denominazione moderna di Marceddì. “Neapolis” , cosi’ come Tharros nel 1070 fu  abbandonata per Oristano, intorno al 1200 circa Neapolis, nella mia zona, fu abbandonata per i villaggi e i paesi del’entroterra. Siamo un po’ di “Neapolis” anche noi.

E cosi’ siamo.

Ciao 🙂

Marghian

 

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INTERVALLO PER L’ESTATE, UN PO’ COSI’

INTERVALLO PER L’ESTATE… ASSAI POCO ESTATICO

Ciao. Come vi ho scritto (due post), per il blog sono in riposo estivo. Vi faccio sapere che questo intervallo per l’estate si sta rivelando assai poco estatico. Un incidente di percorso, sapete, di quelli che ti mandano al pronto soccorso nel tempo meno voluto, per esempio è capitato a me, d’estate.

gIà.

Vi racconto.

Come ho scritto spesso nei commenti, sin da prima dei tempi della quarantena , anzi sin da molto prima, mi dedicavo ad attività fisica, fra jogging e cyclette ed esercizi da fermo, in casa. E pregustavo una bella estate con le mie passeggiate serali in spiaggia e nelle piazze (piene, non vuote come in inverno), e le nuotate pomeridiane, rare quelle mattutine, il sonno del pensionato ha le sue esigenze 🙂
Ma, come sappiamo, fare i conti con la vita è sempre un fare i conti senza l’oste. L’oste è sempre li’, nascosto fra le incognite pieghe degli eventi futuri che solo lui conosce, e pensa “si’, i conti che hai fatto sul tuo immediato futuro tornano, oppure “no bello mio, i tuoi conti non tornano. E l’oste ha detto “no” (big ben ha detto stop). A frenare i miei piccoli progetti estivi è stato un improvviso problema di salute. Giovedì l’altro, 2 luglio,ho accusato forti coliche addominali. Fin li’, me la sarei vista con il mio medico; ma è sorto anche un problema di carattere urologico (“a suba de is corrus cincu soddus”, “sopra le corna, cinque soldi”, è il nostro “vai che ce n’è”, diciamo cosi’ ma non so perché diciamo cosi’, dovrei chiedere al nonnino del paese), sono già in cura per la prostata e per il rene rimastomi dopo un espianto del rene sinistro resosi necessario nel 2002 .

Martedi’ scorso, a metà mattina,ho chiamato mio fratello ad Oristano “eh, mi sa che non me la scampo dal ricovero, guarda che il mio impianto idraulico si è bloccato”. Ha capito subito la realtà dietro alla metafora, ed è piombato a prendermi e portarmi ad Oristano. Di prima mattinata in mattinata ho avuto dal medico curante il foglio di ricovero.

Al pronto soccorso, visitatomi e fatti i prelievi ematici di rito, dopo diverse ore in attesa, praticamente un day Hospital, sono stato dimesso, con tanto di cura da fare a casa e prescrizione di visite specialistiche. Devo fare accertamenti in tempi brevi (con delle impegnative con codice prioritario datemi dalla dottoressa di turno al pronto soccorso, e da tali accertamenti, non si esclude un qualche ricovero. Avrebbero potuto trattenermi il 2 di luglio, mi avevano in cantiere, e anziché farmi fare visite da esterno, fare li’ tutti gli accertamenti (urologia, ematologia, esami gastrointestinali e coso. A ricoverare sono restii, ma il responso di uno specialista li farà eventualmente optare per un ricovero, dopo che avrò’ fatto tali visite (urologia, nefrologia, medicina interna). Mi hanno fatto fare un giro di telefonate di prenotazioni, cosa che mi potevano risparmiare. Importante è che risparmino loro.
Ora sto a casa, porto un catetere che mi verrà levato ( o confermato- spero di no), alla fino a prossima visita, il 20 di questo mese. Ci sono poi le visite programmate da prima, come “nefrologia”, che dovrò, forse, anticipare.

Okay-diciamo- questo è il mio quadro generale, il piano dell'”Oste”, chiaramente divergente dal mio,  per la mia estate Comunque io sono sereno, prendo tutto come viene. Pazienza, trascorro le giornate camminando piano per le commissioni e per la spesa (in macchina, se roba pesante, e giro nelle vicinanze). In barba alla vita, leggo e mi riposo. E me la suono e me la canto, anche.

Un video fatto col cellulare poco fa. E’ la canzone “Father and Son” di Cat Stevens”, questa.

Se avete notato bene, per alcune volte mi giro di lato. Sono i miei improperi mentali  in direzione della finestra chiusa, per questione di motori e di comari 🙂

CIAO

Marghian

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Nell’intervallo, qualcosa di allegro: la musica della canzone popolare lombardo piemontese – La bella Gigogin – Chitarra e Fisarmonica

Ciao.Interrompo un attimo il mio riposo estatico (riposo dell’esatte, non dell’estasi mistica 🙂 )per lasciare, ad integrazione dell’intervallo (interruzione- integrazione, bel bisticcio raga’… ), qualcosa di allegro “di nostra produzione”. E’ la musica de LA BELLA GIGOGIN (la bella Teresina), una canzone della tradizione popolare lombardo-piemontese, del 1858. La canzone era nata come una presa in giro per gli Austriaci (nelle guerre di Indipendenza), infatti la “malada”- la ragazza che dice di essere malata per non mangiare polenta è una allusione alla bandiera austriaca, che aveva il colore della polenta- . Capitò poi questo fatto curioso, che Nella battaglia di Magenta i  Francesi attaccarono gli austriaci con i trombettieri che suonavano la canzone. Ora, “daghela avanti un passo”, nel testo, era il segnale di attacco, dato che era diventato un invito a Vittorio Emanuele a “fare un passo avanti”. Ma la canzone era già diventata molto popolare, al punto che gli Austriaci la ebbero imparata, e pensarono di fare la stessa cosa (“li attacchiamo con la loro stessa canzone”) . Ecco che le due fazioni si attaccarono al suono della stessa musica.

LA BELLA GIGOGIN

(La bella Teresina)

Io e mio fratello Antonio, stando a 23 chilometri di distanza, abbiano suonato insieme questa musica, in perfetto stile quarantena, pur se a giugno, dopo la riapertura. Allora non disponevamo che di un programma video gratuito che registra per un solo minuto. Antonio ne ha acquistato uno non gratuito, e abbiamo voluto provare a vedere (anche – soprattutto- sentire) come ce la saremmo cavati nella quarantena. Se tutti e due appariamo un po’ seriosi, è perché lui era attendo a leggere lo spartito, e io sull’audio inviatomi, mi riprendevo improvvisandoci sopra, con l’audio che si sentiva poco e per giunta ero un po’ chino perché il cavo delle cuffiette collegate al cellulare è corto. Infatti, “nella mia parte”, mi trovo infatti dietro al pannello posteriore del computer e non davanti allo schermo, come nei video precedenti.

SERENA SETTIMANA

A PRESTO, CIAO 
Marghian

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PICCOLO INTERVALLO

Ciao. Non intendo chiudere i blog, e con i commenti sarò comunque presente. Su Facebook non scrivo ormai da mesi. Ma qui non sarò così assente.
Ormai luglio è arrivato, e mi toglierà un po’ di tempo per via del..si’, fra poco ricomincio, per via del “fattore mare”-   >si’, fra poco ricomincio – ,  oltre ad altro cui vorrei dedicare, or che posso, maggior tempo. Ed ho bisogno di riflettere un po’. Tranquilli, serenamente 🙂

mare
IL MARE

(è un quadro di mio fratello. Immagine sfocata, nel bisticcio cellulare-computer)

Ho artigianalmente riprodotto la melodia (molto) conosciuta della canzone di Ivan Graziani, “Agnese dolce Agnese”. Che curiosamente è anche la melodia di “A Groovy Kind Of Love” di Phil Collins. Ma prima di loro, nel ‘700, un certo Muzio Clementi compose una sonatina. Più svelta, ma per buona parte, è la stessa melodia. A suo tempo ho fatto  un post della serie “confronti musicali”  al riguardo.- Per chi leggesse ora, buona notte. Per tutti, un bel Ciao 🙂

Marghian

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UNU TEMPUS. UNU TEMPUS CHI NO ‘ISCO. Un tempo. Un tempo che non so

Ciao. Franco Madau è un cantautore di lingua sarda. Da sempre sensibile ai problemi e alle tematiche sociali ed umane, scrive testi molto significativi. Madau come ogni sardo, sente molto profondamente gli annosi drammi come la disoccupazione l’emigrazione, la piaga degli incendi, i problemi legati alla siccità e quelli legati alle diverse forme di isolamento, a cui la gente sarda è costretta. Forme di isolamento ben peggiori di quello geofisico della nostra innata insultar.  La Natura, come anche nel resto del mondo,  nella nostra isola, continua a subire danni tremendi, e si spera che tali danni, per quanto gravi, non siano del tutto irrimediabili. Ma lil punto principale è seguire il richiamo di antichi valori. Ecco che oggi, ci sentiamo di dire “dui fiad’ unu tempus”, “c’era una volta”, come nelle favole. Perché il mondo, ricordato così come era un tempo, è una favola. il nostro mondo antico che noi sardi ci portiamo nel cuore. Un mondo che siamo sempre pronti a raccontare, e ad offrire. 

FRANCO MADAU

UNU TEMPUS

“C’erano un tempo, nella vita, luoghi freschi. Crescevano i boschi in montagna, l’albero in pianura. Ma l’uomo l’ha reciso, o lo ha fatto bruciare. E adesso, luoghi freschi, in montagna o in pianura, non ne vedrete mai più. Ma l’uomo l’ha reciso, o lo ha incendiato. E luoghi cosi’ freschi, ora, non ne vedrete mai piu’.
C’erano un tempo, nella vita, uccelli che cantavano. Uccelli di cielo e di mare, uccelli che stupivano. Ma l’uomo li ha cacciati, sparandogli, per mangiarseli. Ed ora, uccelli che cantano, che cantino bene, non ne sentirete più. Ma l’uomo li ha cacciati per mangiarseli, e ora uccelli dal bel canto, che cantino bene, non ne sentirete più.
C’era un tempo, nella vita, una pianta fiorita, che per fiore produceva la pace, per frutto l’amore. Ma l’uomo l’ha trattata male e l’ha fatta appassire. Ed ora, di piante fiorite, di quella specie, non ne vedrete più. Ma l’uomo l’ha trattata male e l’ha fatta appassire. Ed ora, di piante fiorite così, non ne vedrete più.

*Se a questa terra abbandonata noi non diamo più la stima, essa non ci dà più la rima, e non ci lascia più cantare”.

MARISA SANNIA


Marisa Sannia (Iglesias 1947-Cagliari 2008)

UNU TEMPUS CHI NO ISCO

Un tempo che non so

CIAO

Marghian

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UN SALUTO…..

Ciao. Eccomi di nuovo al posto di comando (pur se non comando nessuno e, soprattutto, non mi comanda nessuno, e questo è il bello), rientro or ora dalla uscita serale. 

Qualche sera fa ho fatto …questa piccola cosa.

La trovo adatta, comunque sia venuta, per un saluto, e per l’augurio di una buona fine di settimana.

Ho suonato e cantato il più in sordina che potevo, essendo il microfonino eccessivamente sensibile, e la voce e le corde che si sentivano  troppo forte, e le macchine che passavano 😆  , mi inducevano a riprovare . Bene ho pensato l’altro pomeriggio, dopo diverse prove, di registrare dopo la mezzanotte, non passavano macchine, bingo! Almeno un..inconveniente, era levato. Ciao 🙂

 BUON WEEKEND
Marghian

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VI LASCIO UNA CANZONE. Una bella canzone, con due belle interpretazioni: TOUGHER THAN THE REST

Ciao. La prima parte del titolo è chiaramente copiata da quel programma, “ti lascio una canzone”. E’ del Boss. Nel mio ormai quotidiano ascolto di musica in casa, vuoi sulla cyclette in camera, vuoi facendo altro, sono imbattuto nell’ascolto della canzone di Springsteen “Touugher than the rest” interpretata da Emmilow Harris. Eccola.

Dolcissima

Adesso pubblico, riporto con calma la traduzione, dall’ascolto dei video. Pochi minuti (sarebbero, se non fosse per le correzioni degli errori di battitura…) 🙂

“Bene, è sabato sera, sei vestita tutta di blu. Ti ho guardata per un po’, forse mi guardavi anche tu.  Così qualcuno arrivò alla fine (“somebody ran out”= “qualcuno corse fuori”), lasciò il cuore  di qualcun altro nella sofferenza (lett: “in un guaio), bene se stai cercando l’amore, cara, io sono più’ determinato degli altri. Certe ragazze vogliono un bel *Dan (?), o qualche *Joe (?) di bel’aspetto (*un Dan, *un  Joe:  forse tipo “un Casanova”, un “Don Giovanni”…), fra le loro braccia alcune ragazze vogliono un Romeo che parli loro con dolcezza. Ma qui piccola, ho imparato che puoi avere ciò che riesci ad avere; e se sei così determinata,  tesoro, io lo sono piu’  altri. La strada è buia, ed è una linea sottilissima, ma io voglio che tu sappia che io la percorrerò per te ogni volta. Cara, le altre ragazze potrebbero non superare il test, okay, se tu sei abbastanza tosta, e pronta all’amore, io su questo sono più duro di te. Bene, non ci sono segreti, ho girato intorno una volta o due e non so, piccola, se lo hai fatto anche tu. C’è un altro ballo da fare, e quello che devi fare è dire di si’, e se tu sei abbastanza determinata nell’amore, io lo sono più degli altri” (B. Springsteen)

BRUCE SPRINGSTEEN

Formidabile. Ci ho suonato – e cantato – sopra, chitarra, mi mancava un po’.

BUONA SERATA, CIAO
Marghian

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ALEX

Le risorse umane sono segrete a noi stessi
Esse sono nascoste alla nostra consapevolezza
Ma si manifestano come ancore di salvezza
Nei naufragi della vita per farci riemergere
Si dispiegano improvvisamente come ali
Per farci riprendere quota quando precipitiamo
Per sostenerci, nel continuare il volo.
FORZA ALEX!

CIAO AMICI, BUONA SERATA
Marghian

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CANZONE “FATHER AND SON” DI CAT STEVENS

CAT STEVENS

FATHER AND SON

Cat Stevens mi piace. Come artista, ed il genere; sulla sua conversione religiosa non entro nel merito;  a parte che io credo in un dio  che non guarda alla “bandiera”. John Lennon con la frase “e senza nessuna religione” non intendeva,  in “Imagine” che non ci debba essere “nessun dio”, ma nessun inquadramento e nessuna strumentalizzazione della fede. Io penso ad una mente cosmica presente ovunque  che, se crea continuamente universi, e mondi, si’ che guarda queste cose; è ben più‘ grande delle nicchie in cui noi vogliamo rinchiuderlo, e che  ti ama anche se cambi o non cambi religione (fatica in più, quella di Cat Stevens o quella di in islamico che si fa cattolico…), e ti accetta anche se non sei religioso ma perché semplicemente sei creato e semplicemente vivi…).

 FATHER AND SON – CAT STEVENS
-con testo tradotto –

Noto adesso (il giorno dopo, sono le 13) che nei sottotitoli del video c’è un errore.  Appare scritto  “ma sono loro che tu non conosci”, mentre il cantante, dice, nella “risposta del figlio”  “ma sono loro che non mi conoscono…”, “but it’s them they they know not me…”- io nel cantarla dico “…they don’t know me”, che è la stessa cosa. 

BUONA NOTTE CIAO

Marghian

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