BLUES, BALLATE E CANZONI

LOVE IS JUST A FOUR LETTER  WORD

JOAN BAEZ

“Sembra come se fosse solamente ieri che lasciai indietro la mia memoria, giù al Caffè  dello Zingaro, con l’amica di un mio amico. Ella sedeva con un bambino che gravava  sul suo ginocchio; eppure parlo’ della vita quasi libera dalla schiavitù. Con gli occhi che non mostravano nessun segno di miseria. Una frase, inizialmente riferita a lei, io udii, che “Love” e’ soltanto una parola di quattro lettere.

Fuori da una una sgangherata  finestra di fronte, dei gatti miagolavano al giorno, io che tenevo perfino la bocca chiusa, e non avevo parola alcuna da dirti. La mia esperienza era limitata e sotto nutrita; tu parlavi mentre io mi nascondevo, da colui che era il padre del tuo bambino. Tu forse non pensavi che sarei riuscito a sentire,  ma ti sentii dire che “Love” e’ soltanto una parola di quattro lettere.

Dissi addio, inosservato, pressato dai miei impegni (letteralmente “spinto verso le cose che sono nei miei giochi” ), sballottato dentro e fuori dalle vite (di tante persone), cercando il mio “doppio”, cercando la completa evaporazione fino al nocciolo. Pur se ho provato e fallito a trovare tutte le porte, devo aver pensato che non c’era niente di  più assurdo del fatto che “Love” sia solo una parola di quattro lettere.

Sebbene non avessi mai saputo cosa tu intendessi, quando parlavi con il  tuo uomo; posso solo pensarlo in termini a me confacenti; ed ora comprendo, dopo essermi svegliato tante di quelle volte da pensare “capisco” . Il bacio sacro che si supponeva durasse eternamente, andato in fumo. Era il suo destino.Cade sugli estranei, viaggia gratis. Si’, ora lo so, le trappole sono solo sistemate da me e non ho davvero bisogno che mi si garantisca che.. l’amore è soltanto  una parola di quattro lettere” (Bob Dylan -traduz. Marghian)

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Ciao. La canzone “Love is just a four letter world”-  che conosco da molto e che ho cercato questa mattina come commento in un post di  Rebecca-  li’ le ho tradotto le prime strofe, per essere breve 🙂 -,  è di Bob Dylan. la  scrisse nel 1965. E’ stata sempre attribuita alla Baez perche’ ella l’ha incisa e cantata innumerevoli volte nella sua carriera di cantante  folk . Baez incluse questa  canzone in  “Any day Now” (ogni giorno ora), un album di cover di Dylan. E Dylan non incise mai questa canzone.

Ciao ciao 🙂

(Blog principale, qui)

Marghian

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FRORE IN SU NIE

COME UN FIORE NELLA NEVE

“Cosi’ siamo noi. Siamo come fiori, nella neve. Un fiore, nella neve,  lotta per vincere il freddo che lo circonda e che lo soffoca. Nulla e’ piu’ fragile dello stelo di un fiore. Eppure, un germoglio spacca la scorza piu’ tenace per crescere. IL fiore, che sembra cedere al peso degli inverni, sboccia poi a primavera. La neve, sconfitta, ora non gli e’ più’ nemica: e’ divenuta acqua liquida, che alleatasi con il Sole e con il vento, ai fiori da’ la vita (Marghian)

Un mio pensierino, prendetelo cosi’ come l’e’  🙂

FRORE IN SU NIE

Qui, si fa sul serio.

Tazenda

La traduzione c’e gia’. La canzone e’ “bilingue”.

E’ tratta sempre dall’album Forza Paris, come le due canzoni precedenti.

La parte in italiano ( nel ritornello)  mi ricorda, nello stile, Baglioni.

CIAO CIAO

Marghian

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TAZENDA – RIOS DE ALENOS

FIUMI DI RESPIRO

Mi fa vedere il mare d’estate, che rabbia.. 😆

“Io sono i miei piedi, sono le ginocchia mie. Sono le mie gambe, sono le mie anche. Sono il mio ventre, sono il mio ombelico, sono le mie braccia, sono le mie mani, e sono le mie spalle. Io sono il mio cuore.

Io sono il mio petto, sono il mio collo, sono la schiena mia, sono i miei fianchi. Sono le mie ossa, sono le mie natiche, sono il mio cervello, sono il sangue mio, sono i miei genitali. Io sono il respiro mio.

Un respiro, come un’onda dentro di me, dalla fronte fino ai piedi. Un respiro come una nube, fugge via ed incontra un’altra nuvola, sopra fiumi e monti, di notte e di giorno.

Io son i capelli miei, sono la fronte mia. Sono le mie ciglia, sono le mie orecchie; sono gli occhi miei, sono il mio naso. Sono le mie narici, sono le mie labbra, e sono la mia gola. Io sono la mia lingua.

Un respiro, come un’onda dentro di me, dalla fronte fino ai piedi. Un respiro come una nube, fugge via ed incontra un’altra nuvola, sopra fiumi e monti, di notte e di giorno.

Io sono il corpo mio, sono lo spirito mio, e dentro di me fiumi di respiro (Coro in italiano…). Io sono la mia lingua”(Gino Marielli- Traduz. Marghian)

Ciao. Oggi sto un po’ meglio. Ieri notte era a 39, raga’. Mi stava venendo il sonno mentre traducevo questa canzone  🙂  E’ bella comunque. “Rios de alenos” e’ una canzone che fa parte dell’album “Fortza Paris” a cui ho accennato nel post precedente, e di cui fa parte appunto anche “Le danze del XX secolo”, che vi ho fatto sentire. “Rios de alenos”, nel testo, ricalca l’idea “orientale” che ogni parte di noi e’ nel tutto, e tutto di noi e’ in ogni parte. “Io sono le bracca”,”Io sono le gambe”, “io sono la mia pelle…”. Dice anche  “io sono il mio cervello”, “soe su carveddu meu”. Ecco, qui.. mi viene pero’ da pensare che il cervello non sia come una qualsiasi parte del corpo delle’sere umano. Perdendo ad esempio le gambe- Dio non voglia-, od un polmone, con tutte le sofferenze si resta comunque se’ stessi, si sente e si pensa. Addirittura con l’impianto di un cuore artificiale si resterebbe se’ stessi. Diverso e’ per il cervello, dove come dice Piero Angela, “è racchiuso l’uomo”. Su questo ha un po’ ragione.  Comunque, tutto in noi è connesso. Ma tutto fa pero’capo a lui, a sua maestà il cervello. Pero’, che discorsi, per farvi sentire una canzone..   😆     Ciao ciao  🙂 

Marghian

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IL SECOLO SCORSO IN MUSICA – TAZENDA

LE DANZE DEL XX SECOLO

Per il fine settimana prox. venturo vi lascio questa canzone dei Tazenda

Non serve la traduzione, e’ in Italiano 🙂

Una parola sarda in effetti c’e’. Alla fine, quando dice  dice “pensi che staranno bene, insieme in questa canzone, un computer americano e le Launeddas  di *Muravera?” (*Muravera, è un paese vicino a Cagliari). Cliccate dove e’ sottolineato. 

Che paroliere è Gino Marielli, il chitarrista, autore dei testi e delle musiche.

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La canzone uscì nel 1995, con l’album “Fortza Paris”, album che ha preso il nome da un nostri antico motto, “appunto “Fortza paris!”, “forza, insieme”. Il motto fu fatto proprio da due partiti politici “indipendentisti” sardi: il “Partito Sardo d’Azione” ed il movimento, fondato nel 2004, detto appunto “Fortza Paris”. In questo album sono presenti brani come “Rios de alenos”- fiumi di respiro-., “Frore in su nie”-fiore nella neve-, e “Procurade de moderare”, una canzone il cui testo risale addirittura alla fine del ‘700 e che fu scritta da tale Francesco Ignazio Manno. Manno era un cavaliere magistrato ed in certo senso fu  un  “ideologo” (una sorta di “Goffredo Mameli” isolano, se vogliamo), insieme ad altri,  dei moti rivoluzionari sardi che fecero eco a quelli allora in atto nella rivoluzione  Francese. Ho un lungo post (lungo? Ma va’! 🙂 ) su questa canzone (con i versi peraltro mai cantati per intero, nelle innumerevoli interpretazioni e riedizioni varie, compresa la versione dei Tazenda).

CIAO

Marghian

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Che comparsa…

Ciao. Avete trascorso bene le feste? Io benissimo.  Un po’ con i parenti (il classico “Natale con i tuoi..), un po’ con gli amici. Anche ieri sera, il giorno dopo la Befana, in pizzeria.  Adesso le feste natalizie sono finite – con la Befana che ci ha portato un po’ di freddo – e.. si ricomincia  🙂

“Che comparsa”, intendo, la partecipazione di Ray Charles al film “Blus Brothers” che ho visto tre sere fa in televisione. Sapevo di questo “cammeo”  del grande musicista, ma me ne sono ricordato l’altra sera guardando il film.

Sapevo di questa scena, quando la vidi presentata anni fa in una trasmissione condotta da Gianni Minà, dedicata proprio a Ray Charles. Carino come una ragazza, Gea – “valletta” di Mina’ in quella serata..- presento’ il video. “Io non posso permettermi di dire molto su Ray Charles, anche perche’ sono nata ieri. Pero’ ho visto un film, “Blues brothers”, che e’ praticamente una dichiarazione d’amore alla musica Blues e Soul. E c’era Ray Charles, vediamolo”.

Le capriole, che rimpianto…

La canzone e’ “Twist it”.


Una piccola nota curiosa, che mi riguarda: avete visto,  le capriole all’indietro di uno dei ballerini, nel video?. Quello con la maglietta (o camicia che sia )bianca, guardate o riguardate il video,  a un minuto e otto secondi. Lo facevo anche io! A quarant’anni mi riuscivano ancora bene. A cinquanta riuscivo a farne solo una, in avanti con rincorsa. Poi..ah,l’età, l’età (gggrrrhh😆 , sessantaquattro anni, a fine mese- kaiser… ). Non pensiamoci 🙂

CIAO

Marghian

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IS TRES GURREIS

Is tres gurréis

NOI CHIAMIAMO COSI’  I TRE RE -MAGI, NATURALMENTE 

Lo stesso giorno della Epifania e’ per noi “Sa Die de is Tres Gurréis”, “il giorno dei tre re”.

magistar

LA FIGURA DEI MAGI

I tre “Re Magi” o “Magi” erano, secondo la tradizione cristiana, dei sacerdoti zoriastriani ( i zoroastriani sono i seguaci della religione di Zoroastro o Zarathustra, che nacque nell’antica Persia  piu’ di 600 anni prima di Cristo ed era stata la religione piu’ diffusa nel mondo..) , erano degli astronomi ed astrologi (allora, teniamone conto, non vi era la netta distinzione che esiste oggi fra astronomia ed astrologia…). Essi seguirono “La Stella in Oriente” che li condusse fino al luogo dove nacque Gesù per adorarlo (Vangelo secondo Matteo).

 Gli storici ed alcuni biblisti pensano ai Magi come ad un particolare leggendario e simbolico, mentre altri studiosi della Bibbia nonché la dottrina ecclesiastica ne sostengono la realta’storica.

 La tradizione cristiana ci dice anche i “nomi” dei Magi: Gaspare, Melchiorre, Baldassarre e quali doni portarono al neonato Re dei Giudei. I magi sono davvero esistiti? Essi erano davvero tre?  E soprattutto, erano tre? (o l’ennesima rappresentazione mistica del tre?) Non lo sappiamo. Di certo possiamo toccare con mano la fortuna artistica avuta da queste figure, come forte e’ il loro simbolo e quello dei doni  dati dai da questi personaggi ai Bambino.

I Magi rappresentano il genere umano secondo la concezione biblica dell’origine  di tutti gli uomini da tre razze- ovviamente secondo la tradizione giudaica-, quella semita, quella camita e la razza iafita (dai nomi dei tre figli di Noe’ Sem , Cam e jafet-ad eesmpio,gli africani sarebbero camiti…) , alle quali e’ legata la discendenza di ciascuno di questi tre misteriosi re-astronomi.

 I doni, che sappiamo essere oro incenso e mirra,  sono simbolo della triplice – e daje questo  tre –  natura di Cristo, come Re, Sacerdote, uomo. Su questo ultimo dono, la mirra, sono fortemente significative le parole di uno dei Magi nel “Gesu’” di Zeffirelli, il terzo: “io, invece, ti porto in dono della mirra. Essa è la più preziosa erba d’Oriente, ma anche… la più amara”.

(Tratto da questo post)

Qui non ho accennato alla “stella” -tra virgolette, forse non era una stella..

come vi ho scritto anche qui. Non sono i Magi, senza la stella di Betlemme.

CIAO

Marghian

 

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BUONA EPIFANIA

BUONA EPIFANIA

epifania

E BUONA BEFANA

befana

Non ricordavo di avere scritto cosi’ tanto, nell’altro blog, sulla Epifania.

 E c’e pure una  poesia, – se cosi’ la vogliamo chiamare..-.  Guardate un po‘ qui...

(Post del 2010)

CIAO

Marghian

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