BUONA NOTTE…

EQUIPE 84 E LUCIO BATTISTI – 29 SETTEMBRE

29 settembre. “Ma..era ieri il giorno giusto…”. No, e’ anche oggi, soprattutto oggi; infatti dice “ieri..ventinove settembre..”, e alla fine dice “oggi, trenta settembre…”  🙂

La versione dell’autore, del grande Lucio,  non dimentichiamola. Bellissima canzone. Pero’ non ne condivido tanto il testo, non mi sono mai state simpatiche le scappatelle…  🙂

BUONA NOTTE, CIAO

Marghian

About MARGHIAN

SALVE. IO SONO MARGHIAN .SONO UNA PERSONA DI QUASI 64 ANNI, ABITO A TERRALBA, UN CENTRO DELLA PROVINCIA DI ORISTANO IN SARDEGNA. VIVO DA SOLO – SONO INFATTI SINGLE- MA NON NE FACCIO UN VERO PROBLEMA; CERTO, CI PENSO UN PO', OGNI TANTO, MA CIO' E' UMANO. MI OCCUPO, OLTRE CHE DEL MIO LAVORO DI IMPIEGATO STATALE, DI MUSICA A LIVELLO AMATORIALE: OLTRE ALL’ASCOLTO DELLA MUSICA, PREVALENTEMENTE POP, FOLK E CLASSICA, MI DILETTO INFATTI NEL SUONARE LA TASTIERA E LA CHITARRA. GLI ALTRI MIEI INTERESSI SI RIASSUMONO IN QUELLI CITATI NELLA CASELLA APPOSITA DEL MIO BLOG. LA MIA VITA QUOTIDIANA POTREI DEFINIRLA DI UNO STILE STANDARD, IN QUANTO ESSA CONSISTE NELLA CLASSICA TRIADE: LAVORO, CASA, AMICIZIE. FRA GLI ALTRI INTERESSI ANNOVERO ANCHE L’USO DEL PERSONAL COMPUTER. PUR SE SONO AGLI INIZI E NON NE FACCIO UN LARGO USO, LO CONSIDERO UN VALIDO HOBBY NON CHE’ SOPRATTUTTO UN IMPORTANTISSIMO STRUMENTO DI INFORMAZIONE-COMUNICAZIONE. NON PRATICO NESSUNO SPORT IN SENSO STRETTO, MA MI CONSIDERO UNO SPORTIVO -GINNASTICA E NUOTO -. SONO LA CLASSICA PERSONA TRANQUILLA, INSOMMA. I MIEI INTERESSI SONO: MUSICA (LA SUONO, COME HOBBY, E LA ASCOLTO. MI PIACE), LA CULTURA, I TEMI DI ATTUALITA’, E OVVIAMENTE LE RELAZIONI SOCIALI E L’AMICIZIA. CIAO. Marghian
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14 Responses to BUONA NOTTE…

  1. Laura says:

    E’ proprio una bella canzone, quanti ricordi, bravo Marghian, un abbraccio e buonanotte, 🙂

  2. lucetta says:

    Buona domenica Livio. Lucio è sempre Lucio anche se questa non è una delle mie preferite. Sono legata molto a Giardini di marzo. 🙂

    • MARGHIAN says:

      Ciao Lucia. Vale anche per me, non e’ la mia preferita, non saprei adesso quale lo e’, sono tante… Si’, “I gairdini di amrzo” ma anche “Mi ritorni in mente” e’ molto bella. “Pensieri e parole”, la preferita dallo stesso Lucio, per sua dichiarazione, allora disse “e’ la canzone piu’ bella che ho scritto sino ad ora..”. L’ho risentito proprio pochi gironi fa dire questo, a techeteche te’, o come si dice. Ciao 🙂

  3. Lo scorso anno, ho quello precedente, non ricordo, ho postato anch’io questo brano……in effetti la storia si conclude bene, ma……una scappatella non è mai carina……
    Buona domenica Marghian ( ti scrivo dal lavoro, sono sola e debbo fare sera 😉 )

    • MARGHIAN says:

      Come ho scritto anche io, sulle scappatelle… // non so, saro’ anche tradizionalista, puritano, dimmi quello che si puo’ dire e anche piu’, ma da ingenuo in amore ti dico che se si ama, ma se si ama davvero, non si dovrebbe desiderare altro che stare e vivere con la persona amata. “C’e gente che ama mille cose, e si perde per el strade del mondo.. Io, che amo solo te, non ti lascero’ per cercare nuove avventure…” (Sergio Endrigo). Troppe separazioni, e troppi divorzi, anche – o forse soprattutto?- per questo motivo. Ciao Mirna 🙂

      Marghian

  4. ciao livio, ieri leggevo un post che ora ti faccio copia e incolla e ti ho pensato….
    Sud-ovest sardegna

    Chi era s’accabadora?

    Fino a qualche decennio fa in Sardegna si praticava l’eutanasia.
    Era compito di ”sa femmina accabadora” procurare la morte a persone in agonia.
    S’accabadora era una donna che, chiamata dai familiari del malato terminale, provvedeva ad ucciderlo ponendo fine alle sue sofferenze. Un atto pietoso nei confronti del moribondo ma anche un atto necessario alla sopravvivenza dei parenti, soprattutto per le classi sociali meno abbienti: nei piccoli paesi lontani da un medico molti giorni di cavallo, serviva ad evitare lunghe e atroci sofferenze al malato.
    Sa femmina accabadora arrivava nella casa del moribondo sempre di notte e, dopo aver fatto uscire i familiari che l’avevano chiamata, entrava nella stanza della morte: la porta si apriva e il moribondo, dal suo letto d’agonia, la vedeva entrare vestita di nero, con il viso coperto, e capiva che la sua sofferenza stava per finire.
    Il malato veniva soppresso con un cuscino, oppure la donna assestava il colpo di ”su mazzolu” provocando la morte.

    S’accabbadora andava via in punta di piedi, quasi avesse compiuto una missione, ed i familiari del malato le esprimevano profonda gratitudine per il servizio reso al loro congiunto offrendole prodotti della terra.
    Quasi sempre il colpo era diretto alla fronte.
    Il termine ”accabadora” viene dallo spagnolo ”acabar” che significa finire.
    ”Su mazzolu” era una sorta di bastone appositamente costruito da ramo di olivastro, lungo 40 centimetri e largo 20, con un manico che permette un’impugnatura sicura e precisa.

    In Sardegna s’accabbadora ha esercitato fino a pochi decenni fa, soprattutto nella parte centro-settentrionale dell’isola. Gli ultimi episodi noti di ”accabadura” avvennero a Luras nel 1929 e a Orgosolo nel 1952. Oltre i casi documentati, moltissimi sono quelli affidati alla trasmissione orale e alle memorie di famiglia. Molti ricordano un nonno o bisnonno che comunque ha avuto a che fare con la signora vestita di nero.

    La sua esistenza e’ sempre stata ritenuta un fatto naturale,come esisteva la levatrice che aiutava a nascere, esisteva s’accabadora che aiutava a morire. Si dice addirittura che spesso era la stessa persona e che il suo compito si distinguesse dal colore dell’abito (nero se portava la morte, bianco o chiaro se doveva far nascere una vita).
    Questa figura, espressione di un fenomeno socio-culturale e storico, e’ la pratica dell’eutanasia e nei piccoli paesi rurali della Sardegna e’ legata al rapporto che i sardi avevano con la morte, considerata come la conclusione del naturale ciclo della vita.
    ————-

    sbaglio o anche tu avevi un post in merito?

    ciao

    • MARGHIAN says:

      Ciao Rosa. Grazie del commento, che ho letto molto volentieri.
      No, ^non ho mai fatto un post su questo argomento. Comunque, il post che hai letto e che mi hai riportato qui descrive bene la figura de “s’accabadora”. la scrittrice Michela Murgia, nel suo romanzo, appunto “s’accabadora”. Ma attenzione, l’omonimo film, mi ha detto ia cognata che lo ha visto, non ricalca il romanzo, ha una trama diversa.
      S’accabadora viene definita nel racconto anche “l’ultima madre”.
      Giusto, deriva dallo spagnolo “acabàr”, “finire”, “terminare” e “accabbu” e’ “la fine”. Nel mio dialetto “accabài” significa finire, terminare . “Accabba de prangi tui!”- smettila di piangere tu!”.

      Una curiosita’: noi chiamiamo il fidanzamento “accabbu de coja”,letteralmente “fine del matrimonio” . Ma…nel senso de “la fine del *percorso che porta al *matrimonio”, “si definisce il matrimonio”, cioe’ il fidanzamento ufficiale, “su accabbu de coja”. Quando ero piccolo io, primi anni ’60 si facevano ancora feste di fidanzamento, con pranzi o cene, meglio dei matrimoni di oggi. Una volta chiesi a mia madre cosa fossero i botti che sentivo. “Accabb’a cokja”, mi disse lei, e mi spiego’. Dunque, persino i fuochi d’artificio.

      Gia’ alcuni auturi di epoca romana si parlavano di qualcosa di simile, pur con modalita’ differenti, nella Roma antica, addirittura “gettare gli anziani da un dirupo”, ma e’ forse una leggenda inventata dagli autori.
      Il ruolo de “s’accabadora”, “la finitrice”, veniva svolto da donne rimaste sole per vedovanza od altro, che non avendo da vivere, svolgevano questo “servizio”, ottenendo offerte dalla gente. Pur se questa coa contrasta un po’ con il fatto che, si dice, s’acabadora non era pagata, per via di codici di sueprstizione e norme popolari, “porta male pagare per dare la morte” e cose cosi’.
      Succedeva che donne vestite di nero venissero viste ricevere pane in elemosina (ecco, forse era male pagare in denaro! E’ una idea mia…), e per questo ritenute o sospettate di essere “accabadore”. Il metodo di dare la morte era, si’, il soffocamento con cuscino, il colpo alla fronte con “mazzolu” o “sa mazzocca”, dicciamo noi-bastone, mattarello-; ma e’ attestato anche che la accabbadora avesse in dotazione anche un martelletto, per colpire il morente alla tempia. A questo intervento ( chiaramente non era considerato un assassinio, ma opera buona, appunto eutanasia, dolce morte….-) si accompagnavano riti propiziatori, magici. Per esempio, mettere sotto il capezzale qualche moneta, una pietra e cose del genere. Ma c’e una cosa pero’: nonostante certi resoconti, gli antropoligi non sono tutti d’accordo che l’accabadora sia eralmente esistita: Quindi, non saprei. Ciao Rosa, e gazie ancora 🙂

      Marghian

    • MARGHIAN says:

      Ciao Rosa. No, NON DICO CHE NON ESISTE. Piuttosto non tutti gli studiosi di antropologia sono certi della esistenza di questa figura de s’accabadora o acabadora, non so se una c o due. In spagnolo e’ una, “acabàr”, ma in sardo abbiamo le doppie, quindi.”accabbadora” come diciamo noi di Oritano. Sono andato a vedere proprio adesso in wikipedia, ecoti una frase in proposito che incollo qui: “Non c’è unanimità storica su questa figura: alcuni antropologi ritengono che la femina accabadora non sia mai esistita. La mia idea e’ che e’ piu’ probabile che ESISTA, o m,eglio, sia esistita – non si parla di una cosa attuale, ma Antica. Credo che questa figura sia esistita, per fia di certe fonti attendibili- e di un immaginario molto forte; anzi, ritengo che antiche pratiche simili di eutanasia siano tipiche di un mondo arcaico, “contadino”, che non riguardi solo la Sardegna. Come le famose “piangitrici” che noi chiamiamo “attittadoras”. “Attittài” significa “piangere a lutto”. Gruppi di donne (rigorosamente anziane,e vetite di nero), forse ancora oggi, pagate, magari in natura con offerte, ai funerali piangono il morto su richiesta dei parenti. Ebbene, non e’ una cosa solo sarda, ma anche siciliana e di qualche altra regione del Sud.
      Ora non so, magari potresti (e anche io magari) ascoltare su youtube una intervista sull’argomento alla scrittrice Murgia, Michela Murgia. Vedere cosa dice lei. Ciao Rosa 🙂

      Marghian

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